LA CIALLEDDA FREDDA

LA CIALLEDDA FREDDA

La cialledda è un piatto tipico della cucina lucana,ne esistono due versioni quella calda e quella fredda.  L’ingrediente principale di questo piatto è il pane che deve essere quello di Matera, prodotto d’Indicazione Geografica Protetta sempre più conosciuto.

La cialledda calda è un piatto adatto alle temperature invernali  e può essere arricchita da verdure di stagione. Il pane ammollato è spesso accompagnato da patate, cime di rapa e cipolle.

Con l’avvicinarsi delle belle giornate di sole, però,possiamo cimentarci nella preparazione della versione fredda della cialledda. Questa variante, fresca e nutriente, ricorda un po’ la panzanella toscana per la quale si utilizza un altro tipo di pane. Per realizzare la cialledda fredda servono pochi e semplici ingredienti:il pane di Matera, l’olio d’oliva, i pomodori, le cipolle e le olive. Ma questo è un piatto che dà spazio anche alla fantasia e possiamo aggiungere o togliere ingredienti come più ci piace.

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Il pane di Matera,prodotto IGP, ha origini molto antiche e prevede un sistema di lavorazione tipicamente lucano che fin dal Regno di Napoli veniva messo in opera. E’ un pane composto principalmente da semola di grano duro, cereale da sempre protagonista delle distese campestri  della Lucania materana. La forma, a cornetto o molto alta, è caratterizzata da tre tagli sul dorso incisi nell’impasto,un chiaro riferimento alla Santissima Trinità, simbolo di una forte devozione della popolazione.

Le famiglie contadine della provincia materana di un tempo hanno fatto del pane di Matera un bene primario dell’alimentazione quotidiana. E’ per  questo che i tre caratteristici tagli sul dorso del pane sono segno di ringraziamento a Dio per il bene che permetteva loro di mangiare.
E’ proprio da queste famiglie e dalla loro capacità di riutilizzare e rendere tutto prezioso per il sostentamento che nasce la cialledda. La cialledda fredda è nota, perciò, come “colazione del mietitore” perché l’antico contadino materano prima di recarsi nei campi faceva una ricca colazione proprio con questo piatto che oggi è uno delle prelibatezze del territorio lucano.

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Andiamo allora a scoprire quali semplici passaggi bisogna fare per preparare questo fresco piatto contadino.

LA RICETTA

Ingredienti:

500 g di pane di Matera raffermo

6 pomodori rossi grandi maturi

1 cipolla rossa

Origano essiccato

Olio extravergine d’oliva

Sale fino

Foglie di basilico q.b.

Olive verdi q.b.

Procedimento:

Tagliare a pezzi il pane raffermo e metterlo in ammollo per qualche secondo in acqua fredda.

Frullare due pomodori  maturi e metterli da parte.

Pulire e tagliare a spicchi il resto dei pomodori,tagliare a fette sottili la cipolla e versare tutto in un recipiente capiente. Aggiungere anche le olive.

Condire con q.b. di sale ed un filo d’olio.

Scolare e strizzare delicatamente il pane. Porre il pane sui pomodori e aggiungere l’acqua ottenuta con il frullato che avevamo  messo precedentemente da parte, il sale e un filo d’olio.  Mescolare con delicatezza per evitare che il pane si rompa.

Porre il tutto su un piatto da portata,spolverare con origano e decorare con le foglie di basilico.

N.B. Se abbiamo più tempo possiamo lasciare il pane già ammollato in un recipiente cosparso con l’acqua ottenuta dal frullato dei pomodori. In questo modo la cialledda sarà ancora più saporita. NVDGaia

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I CUDDURACI: BISCOTTI DI PASQUA CALABRESI

I CUDDURACI: BISCOTTI DI PASQUA CALABRESI

Oggi, ultimo giovedì del mese, chiudiamo la rubrica dei dolci tradizionali di Pasqua e rimaniamo ancora una volta in Italia con una ricetta calabrese: i cudduraci, detti anche nguti o cuzzupe.

Si tratta di saporitissimi biscotti, preparati soprattutto nella zona di Reggio Calabria, che  vengono tradizionalmente decorati con le uova intere che devono essere rigorosamente in numero dispari. Le donne calabresi si dilettano nel dare diverse  forme all’impasto, si creano cestini, forme di animali e treccine accompagnate sempre dalle uova.

Secondo la tradizione i cudduraci si preparano in occasione del lunedì dell’Angelo per essere consumati durante la gita fuoriporta oppure il giorno di Pasqua dalle promesse spose (le zite) che li regalano al promesso sposo, più il cuddurace è grande e ha tante uova incastonate più è l’amore che prova per lui.

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Qui di seguito una delle versioni dei cudduraci.

LA RICETTA

Ingredienti:

400 g di farina

180 g di zucchero

1 bustina di lievito

1 bustina di vanillina

1 pizzico di sale

2 uova

60 g di burro fuso

la scorza di un limone

latte q.b.

1 uovo per spennellare

decorazioni

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Procedimento:

Versare in una ciotola farina, zucchero,lievito,vanillina e sale.

Aggiungere il burro, le uova e la scorza di limone e impastare con le mani.

Aggiungere latte q.b. per rendere l’impasto meno secco fino ad ottenere una frolla liscia.

Creato un panetto omogeneo coprirlo con la pellicola e riporre in frigorifero per  1 ora.

Successivamente stendere l’impasto fino ad uno spessore di circa mezzo centimetro e ritagliare i biscotti secondo la forma desiderata.  Se si vogliono creare delle treccine tagliare tre strisce di circa un centimetro di larghezza e intrecciarle.

Mettere i biscotti  su una leccarda rivestita di carta da forno, spennellarli con un uovo sbattuto e decorarli  come si preferisce  (io ho messo lo zucchero semolato).

Cuocere nel forno preriscaldato a 180° per  12 minuti. Per le trecce impostare qualche minuto in più. NVDGaia

PARDULAS:DOLCI TIPICI DELLA TRADIZIONE SARDA

IMG_2722Per questo giovedì di marzo rimaniamo in Italia e scopriamo la ricetta delle pardulas, dolci di Pasqua della tradizione sarda.

Il nome dei nostri dolcetti varia di zona in zona,ma che siano pardulas, casadinas o formaggelle hanno  un sapore inconfondibile.

Si tratta di piccoli cestini di pasta ripieni di ricotta o formaggio con aroma di limone e arancia,una versione più rara è quella con l’uvetta. Si possono preparare anche in versione salata, ma oggi vi darò la ricetta delle formaggelle dolci.

Sono i dolci ideali da servire dopo il pranzo di Pasqua, facilissimi da preparare.

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LA RICETTA

Ingredienti:

-per la pasta:

300 g di farina 00

50 g di strutto

150 ml di acqua

-per il ripieno:

500 g di ricotta di pecora (anche con quella di mucca il risultato è ottimo)

150 g di zucchero

3 tuorli d’uovo

1 arancia

1 limone

1 bustina di zafferano (opzionale)

30 g di semola di grano duro rimacinata

2 g di lievito istantaneo per dolci

Procedimento:

Eliminare il siero dalla ricotta ponendola in uno scolapasta per  una notte.

Lavorare la farina con lo strutto e l’acqua fino ad avere un impasto liscio e morbido. Lasciarla riposare per 30 minuti.

In una ciotola setacciare la ricotta e amalgamarla con zucchero, i 2 tuorli,lo zafferano,il lievito e la semola di grano duro e infine la scorza degli agrumi.

Stendere la pasta rendendola sottile e ricavare dei cerchi di 10 cm di diametro.

Riporre un abbondante cucchiaio di ripieno al centro di un cerchio poi sollevare i bordi della pasta e pizzicare in più punti lungo il bordo.

Disporre le perdulas su una teglia foderata con carta da forno e spennellare con un tuorlo d’uovo sbattuto.

Cuocere in forno a 180° per 30 minuti. NVDGaia

LA PINCA: LA PAGNOTTA DOLCE DELLA CROAZIA

LA PINCA: LA PAGNOTTA DOLCE DELLA CROAZIA

Per il nostro terzo giovedì di marzo vi propongo una ricetta croata. Un dolce morbido e profumatissimo proprio come una brioche. Sì, perché è proprio al pan brioche che somiglia questa bella pagnotta dolce.

La pinca, sirnica o pinza è un dolce della Dalmazia, dell’Istria e delle zone limitrofe, come la Slovacchia e la provincia di Trieste, preparato durante il periodo pasquale. Solitamente si impasta il Sabato Santo per  poi portare le pagnotte in chiesa il giorno seguente per la benedizione. La pinca viene successivamente consumata durante la colazione della quale diventa protagonista insieme alle uova.

Con questa brioche si celebra la fine della Quaresima e si dona agli ospiti come simbolo di buon auspicio. In realtà la pinca veniva preparata dagli antenati croati ancor prima della nascita di Cristo in onore dell’arrivo della primavera.

Come succede per molti di questi dolci pasquali anche sulla pinca viene incisa una croce per  rievocare la crocifissione di Cristo.

Esistono anche altre versioni di questo dolce ,come ad esempio quello con le uova sode colorate poste in  superficie, un po’ come il nostro “casatiello” napoletano, quella che prevede la divisione della pagnotta in tre parti  in riferimento alla Trinità e la versione ricoperta da grossi grani di zucchero.

Allora non ci resta che preparare la nostra pinca per una gustosa colazione.

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LA RICETTA

Ingredienti:

25 gr di lievito di birra

1 cucchiaio di zucchero semolato

200 ml di latte tiepido

500 gr di farina

1 cucchiaino di sale

75 gr di burro fuso

3 tuorli d’uovo

2 cucchiai di zucchero vanigliato

75 gr di zucchero semolato

scorza grattugiata di ½ arancia

scorza grattugiata di 1 limone

60 gr di uvetta sultanina

1 cucchiaio di rum scuro

1 uovo per spennellare

Procedimento:

Riscaldare metà del latte (max 37°) e sciogliere il lievito con il cucchiaio di zucchero.

Mettere l’uvetta a bagno nel rum per mezz’ora.

Impastare la farina, il sale, il composto del lievito, il burro fuso, il resto del latte, i tuorli d’uovo, lo zucchero, lo zucchero vanigliato e le scorze grattugiate di arancia e limone. Impastare finché il composto diventa liscio ed omogeneo. Incorporare uvetta e rum. Quando l’impasto sarà elastico formare una palla e trasferire in una ciotola oleata, coprire con pellicola o un canovaccio e lasciar lievitare per 2 ore.

Trascorso questo tempo dividere l’impasto in due parti uguali modellandole nuovamente. Trasferire i due impasti su una teglia foderata con carta da forno e lasciare lievitare per 2 ore.

Trascorse le 2 ore preriscaldare il forno a 180°. Spennellare i due composti con l’uovo e incidere in superficie una croce con un coltello. Cuocere per 25-30 minuti  fino a quando le due pagnotte saranno dorate. NVDGaia

GLI HOT CROSS BUNS:LE BRIOCHE SPEZIATE DEGLI INGLESI

Tra mille leggende  nei  Paesi anglosassoni  in occasione della Santa Pasqua, o meglio del Venerdì Santo, vengono infornate delle fragranti e gustose brioche, hot cross buns, sulle quali si incide o viene disegnata con la glassa una croce a rievocazione della crocifissione di Cristo.

A questi piccoli panini speziati vengono attribuiti vari significati e poteri: alcuni narrano che la croce che riportano iniziarono ad inciderla i monaci cristiani per scacciare gli spiriti maligni, altri raccontano che se  preparati il Venerdì Santo saranno commestibili tutto l’anno senza avariare,un’altra leggenda dice,invece, che se un ammalato mangia una di queste brioche guarisce e, ancora, se due persone condividono lo stesso panino e pronunciano la frase “Half for you and half for me, between us two shall goodwill be” resteranno per sempre uniti in amicizia. Addirittura pare che la Chiesa inglese volle proibirli, ma la regina Elisabetta I, data la popolarità del dolce, ne permise il consumo durante le feste religiose come Pasqua e Natale.

Si pensa che gli hot cross buns siano nati nel ‘700, ma altre fonti narrano della loro esistenza in rituali pagani , precedenti alla nascita di Cristo, in onore della dea Eostre dalla quale probabilmente  prende il nome “Easter” la Pasqua in lingua inglese.

Allora come si preparano questi buonissimi paninetti?

LA RICETTA

Ingredienti:

-per l’impasto:

60 ml di acqua a temperatura ambiente

120 ml di latte

4 cucchiai di burro fuso

1 panetto di lievito di birra

1 cucchiaio di cannella

½ cucchiaio di noce moscata

1 pizzico di chiodi di garofano in polvere

mezzo cucchiaio di sale

90 gr di uvetta

40 gr di canditi

-per la glassa:

acqua q.b.

zucchero a velo q.b.

Procedimento:

-per l’impasto:

Riscaldare il latte (max 37°) ,aggiungere il lievito e mescolare finché non si sarà sciolto. Poi lasciar riposare 5 minuti.

Aggiungere al composto di latte e lievito lo zucchero, il sale,il burro fuso,la cannella , la noce moscata, i chiodi di garofano e l’uovo. Quando questo primo composto sarà ben amalgamato e liscio aggiungere gradualmente la farina e l’acqua. Una volta pronto l’impasto lasciarlo riposare per 45 minuti in un recipiente coperto con pellicola trasparente.

Trascorso questo tempo impastare nuovamente per 5 minuti e poi incorporare uvetta e canditi. Formare una palla e posizionarla in una teglia imburrata per 24 ore.

Dopo le 24 ore di lievitazione impastare velocemente e formare delle piccole palline grandi poco meno di un pugno e lasciarle lievitare per 1 ora e mezza circa.

Una volta aumentato il volume incidere una croce su ogni pallina, spolverare con zucchero semolato e infornare a 200° per 10 minuti e successivamente a 180° per 15 minuti.

Sfornare e ricoprire la croce incisa sui panini con la glassa allo zucchero.

-per la glassa:

Riscaldare l’acqua in un pentolino e versare lo zucchero a velo in una ciotola.

Aggiungere l’acqua calda allo zucchero e mescolare con una frusta. NVDGaia

 

La bábovka: torta tradizionale della Slovacchia

La bábovka: torta tradizionale della Slovacchia

Apro questo ciclo di ricette di Pasqua con un dolce tipico della Slovacchia la “bábovka” o meglio la “Veľkonočná čokoládová bábovka” ovvero la “torta di Pasqua al cioccolato”.

La Slovacchia si prepara a vivere la Pasqua tra uova decorate e riti tradizionali. Questa  festività per il Paese slavo è anche la festa della primavera, la rinascita della natura è strettamente legata alla Resurrezione di Cristo. Simbolo indiscusso della Pasqua è l’uovo, che decorato, benedetto o inciso è protagonista di giochi, pranzi e decorazioni.

I piatti tipici della Pasqua variano di zona in zona nel Paese. Molteplici cibi tradizionali, da quelli salati ai dolci, ricoprono le tavole slovacche. Il dolce tipico di cui voglio parlarvi, la Veľkonočná čokoládová bábovka, è una torta tradizionale che durante il periodo pasquale viene arricchita dal cioccolato. La bábovka, nella versione più semplice, è generalmente preparata dalle nonne slovacche durante tutto l’anno, soprattutto la domenica accompagnata dal caffè. E’ un dolce semplice e veloce, ma allo stesso tempo gustoso. Gli slovacchi amano portare la bábovka anche in  viaggio, perché è facilmente trasportabile e non si rompe.

Nei Paesi limitrofi dell’Europa centrale se ne preparano molte varianti con uvetta, cioccolato e noci e prende il nome di Gugelhupf o Kouglof.

Qui di seguito una delle versioni pasquali della bábovka slovacca al cioccolato.

LA RICETTA

Ingredienti:

-per l’impasto:

120 gr di burro a temperatura ambiente

100 gr di zucchero

3 uova

200 gr di farina 00

6 cucchiai di latte

½ bustina di lievito per dolci

1 cucchiaino di cacao amaro in polvere

-per la glassatura:

100 gr di cioccolato fondente

alcuni  cucchiai di latte bollente

una piccola noce di burro

-per decorare:

granella di noci

 

Procedimento:

-per l’impasto:

Dividere gli albumi dai tuorli e montarli a neve. Metterli da parte e montare il burro con lo sbattitore elettrico finché non diventa spumoso.

Aggiungere i tuorli d’uovo e lo zucchero, amalgamare con lo sbattitore e aggiungere la farina, il lievito ed il latte.

Quando il composto è omogeneo incorporare all’impasto gli albumi montati a neve e  con una spatola mescolare  dal  basso verso l’alto.

Imburrare e infarinare uno stampo per ciambelle e versarvi all’interno metà dell’impasto.

Aggiungere il cucchiaino di cacao in polvere al restante impasto mescolando  sempre dal basso verso l’alto.

Versare l’impasto al cacao nello stampo sull’altro impasto già versato, senza mischiarli.

Infornare a 175° in forno già caldo per circa un’ora.

Verificarne la cottura servendosi di uno stecchino.

-per la glassatura:

In un pentolino sciogliere il cioccolato a pezzi nel latte bollente e aggiungere la noce di burro. Mescolare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Quando il cioccolato sarà tiepido versare sulla ciambella e decorare con la granella di noci.

LIBRI MUTI

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Cosa c’è di più bello che annotare le emozioni di un viaggio su un diario di bordo?

Un quaderno che ospiti per sempre la nostra indimenticabile esperienza.

Mi sono sempre piaciuti i quaderni, i taccuini e il profumo della carta, quel profumo che accompagna le avventure più belle e ne fa ricordare ogni attimo rileggendo quelle pagine.

Gironzolando su Instagram ho trovato la pagina di “Un po’ Retrò” che mi ha colpito immediatamente per la qualità e la bellezza degli oggetti in vendita. E’ un piccolo locale nel centro storico di Rimini dove sono esposti oggetti e complementi di arredo selezionati con cura tra le offerte dei più  importanti Saloni internazionali dell’Arredamento e tra le Mostre di Artigianato. Non è solo un negozio, è uno spazio espositivo dove i clienti possono ricevere consigli dall’architetto Stefania Bartolani, proprietaria del negozio. Da “Un po’ Retrò” possiamo trovare poltrone, scrittoi, specchi di alta manifattura, accessori per la tavola, creazioni tessili, bomboniere per ogni tipo di evento e porta bouquet per le spose.

Per questo cercando tra le tante meraviglie in vendita ho trovato proprio quello che cercavo!

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All’inizio credevo fosse uno splendido libro rilegato con cura, poi ho scoperto che si trattava proprio di un meraviglioso quaderno con le pagine bianche tutte da riempire.

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 Mi ha colpito subito questa copertina “Moby Dick”, il viaggio della baleniera, allegoria di un viaggio interiore. Quale supporto migliore per scrivere il proprio viaggio? Un viaggio che può essere reale ma anche virtuale: un libro/diario custodia del viaggio personale che è la vita. Ho scelto questa copertina tra tante, tutte molto belle!

Si chiamano “Libri Muti”. L’azienda che li stampa offre decine di titoli di testi scientifici e della letteratura: “Romeo e Giulietta”, “L’origine delle specie”, “La Bella e la Bestia”, “Sydereus Nuncius” ecc.

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Dalla foto già si evinceva la cura del dettaglio della rilegatura, della copertina stampata proprio come quella di un libro reale vissuto e attempato, ma è dal vivo che ho avuto la conferma di un lavoro fatto con passione e dedizione. Non è un quaderno, è un capolavoro! E’ rilegato e dipinto a mano da una tipografia fiorentina.

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Quando mi è arrivato il pacchetto da “Un po’ Retrò” ho capito subito che qualità e bellezza fossero le vere protagoniste del lavoro di Stefania Bartolani, ho tenuto tra le mani questo pacchetto incartato in maniera così raffinata che mi è dispiaciuto rompere le confezione. Era così bello! Sto parlando solo della confezione regalo, immaginate quando ho visto il quaderno che accompagnerà i miei viaggi! Una meraviglia dietro l’altra.

Mi raccomando se visitate la meravigliosa città di Rimini fate un salto da “Un po’ Retrò” in Via Sigismondo e intanto visitate l’elegantissimo sito http://www.unporetro.com/ e seguite la pagina Instagram https://www.instagram.com/unporetro/ . NVDGaia